Il Programma Operativo Nazionale "La Scuola per lo Sviluppo" è un programma
integrato
che utilizza il Fondo Sociale Europeo e il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.
Il programma mira a costituire un forte strumento per sostenere lo sviluppo
e l'innovazione del sistema scolastico in funzione di migliorare l'occupabilità dei giovani
e degli adulti e promuovere lo sviluppo economico e sociale del mezzogiorno mediante
l'ampliamento delle competenze delle sue risorse umane.
Il Progetto al quale mi è stato chiesto di contribuire con una mia proposta di lavoro
era finalizzato alla: “prevenzione e recupero della dispersione scolastica di alunni
della scuola di base nelle aree a massimo rischio di esclusione culturale e sociale”.
I destinatari del progetto sono non soltanto gli alunni, ma anche i loro genitori, ai quali
vengono riconosciuti bisogni e interessi, valorizzate le risorse intellettuali, relazionali
ed operative e promosse le capacità, al fine di una migliore integrazione socioculturale.
Il Progetto era composto da quattro moduli, tre dei quali erano rivolti agli alunni
ed uno era indirizzato ai genitori.
Il Modulo affidatomi intitolato “La danza della Vita” prevedeva incontri
settimanali
di due ore; il mio lavoro sarebbe stato rivolto in via prioritaria alle mamme.
La Biodanza trova uno specifico collegamento all’interno di un progetto sul disagio
sociale e sulla dispersione scolastica, in quanto favorisce i processi di apprendimento, fornendo sostegno, orientamento e guida, promuovendo le risorse umane e gestendo
i disagi.
Nell’ambito di questo progetto i genitori sarebbero
stati aiutati a prendere maggiore consapevolezza del proprio ruolo
e sostenuti nelle
inevitabili difficoltà, ansie e paure che esso comporta.
Obiettivi:
Il lavoro che ho proposto nel modulo affidatomi avrebbe dovuto raggiungere
i seguenti obiettivi:
-Saper dare attenzione agli altri
-Sapere comunicare i propri sentimenti ed emozioni con gesti e parole
-Saper motivare positivamente se stessi
-Saper essere in connessione con la propria intimità
-Recupero della propria AUTENTICITÅ
-Acquisire maggiore fiducia in se stessi e nella vita
-Diventare più sensibili, comunicativi ed intuitivi
Metodologia di lavoro:
Ogni incontro è stato sviluppato in due ore alla settimana per un totale di quindici
incontri presso la Scuola proponente il P.O.N.
La sessione di Biodanza è strutturata
con una parte iniziale verbale, che in Biodanza viene chiamato relato di vivencia
e una parte pratica.
La parte teorica serve al conduttore per introdurre in maniera
coerente ed esaustiva
gli esercizi-danze che sono stati proposti, ogni danza viene
descritta e dimostrata
dalla conduttrice.
All’interno del gruppo, ogni partecipante è portato alternativamente
a lavorare
su se stesso e sul rapporto con l’altro attraverso una serie di esercizi individuali,
in coppia e in gruppo, secondo una precisa metodologia.
Dicembre 2006 - Prima sessione:
Al mio primo incontro mi presento con la mia scaletta “da manuale” e tanta emozione…
ma ecco che l’imprevisto si trova dietro l’angolo…. Lo spazio assegnatomi per lavorare
era un’aula della scuola, con tutti i limiti che questo comporta. Mi guardo attorno e cerco di
“creare” uno spazio idoneo al movimento, per quanto possibile, dopo di che mi metto
alla ricerca di un lettore CD (nella mia “fantasia” pensavo di arrivare, come di solito
accade nel “ settimanale” e trovare tutto il necessario).
La bidella, incuriosita,
finalmente, assicuratasi della mia attendibilità, finalmente
si decide di cedere questo
prezioso tesoro che teneva gelosamente in custodia…
Ma non finisce qui…
Ecco che alla spicciolata arrivano le mamme, giovani donne dai volti sorridenti
e incuriositi, ma non sole. Mi trovo di fronte un bimbetto ancora nel
porta-enfant…
La mamma arrossendo si scusa e mi rassicura dicendo che è un bimbo tranquillo.
La mia organizzazione inizia a vacillare, ma forte dell’esperienza di anni
di lavoro
in ambienti e situazioni ben più difficili decido di “mollare” ogni schema
e di fluire,
così come la Biodanza insegna, nel momento presente.
Finalmente, dopo molte
peripezie, riusciamo a sederci in cerchio per iniziare la nostra
avventura nella conoscenza
dell’altro. Sono ventisei mamme e mentre ognuna
si
presenta mi rendo conto che
la teoria che avevo preparato con tanta cura doveva
riconvertirsi in un nuovo sistema
di comunicazione.
Punto sulla semplicità di espressione e descrivo, con tranquillità,
il lavoro che avrei
proposto, percepivo che le persone di fronte a me, man mano che
parlavo
si ammorbidivano e lasciavano spazio alla fiducia. Iniziamo, finalmente,
a danzare.
Il tempo a disposizione si era ridotto notevolmente quindi ho adattato la scaletta
a tempi diversi pur mantenendo la curva fisiologica integra.
La sessione è intervallata da bimbi che, incuriositi, cercano di entrare nell’aula.
Il bebè che fino a quel momento aveva dormito decide di svegliarsi e perdere il “ciuccio”
proprio nel momento in cui la mamma stava eseguendo un segmentario, è stato bello
cullarlo e stare nella vivencia del presente permettendo alla mamma di non accorgersi
di nulla. Intanto la classe era giunta alla fine fra urla di bimbi che reclamavano
la
mamma e le bidelle che ogni tanto sbirciavano dalla porta per cercare di comprendere
cosa accadeva in quell’aula così stranamente assortita. È stata un’esperienza esaltante,
sono uscita dalla classe con una “ridda” di emozioni, gioia e pienezza insieme.
Qualcuno, forse,al posto mio si sarebbe sentito frustrato nel non aver potuto realizzare
appieno quanto preparato con tanta cura, io mi sentivo gioiosa e serena perché vedevo
sui volti che avevo di fronte la gioia di aver sperimentato momenti di leggerezza
e complicità. Ogni sessione è stata una lezione di vita, ho portato avanti, pur senza
rigidità il programma che mi ero prefissato, stando sempre molto attenta, con i sensori
all’erta, nel percepire lo stato del gruppo e verificare se era il caso o meno di proporre
quanto preparato o modificarlo e adattarlo allo stato del momento.
Ho imparato ancora di più la flessibilità e l’ascolto attento alle esigenze che,
sia
palesemente che subliminalmente, emergevano del gruppo.
Piano piano, queste mamme mi sono entrate nel cuore e la gioia che provavo ogni volta
che le incontravo
si rifletteva nei loro volti.
E’ stato un percorso di crescita comune,
di scoperte, di sconfitte e di vittorie. Sessione dopo sessione il gruppo si è affiatato sempre più, le rigidità si scioglievano, la diffidenza lasciava spazio alla fiducia
e le membra diventavano sempre più fluide. Ho potuto costatare come al termine
del corso, che è durato quindici incontri, le persone erano più vitali, seguivano più
facilmente il ritmo, la capacità di entrare
in contatto con naturalezza si era ampliata
e la comunicazione aveva caratteristiche di genuinità e affettività.
Si era raggiunta una maggiore consapevolezza del se corporeo, intensificando l’autopercezione e l’investimento emotivo.
Conclusioni:
Il 20 Aprile,dopo quindici incontri, il Progetto si è concluso con la presentazione dei risultati raggiunti, davanti al Preside e al Consiglio Docenti.
E’ stata un’esperienza emozionante e intensa.
Ho presentato il lavoro svolto e una rappresentante delle mamme ha raccontato con intensità e passione il percorso vissuto,
alla fine delle sue parole così cariche di emozione c’è stato
uno scrosciante applauso.